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Mitsubishi e Islamic Bank
si candidano per il Ponte
Lettere d'intenti sul progetto dello Stretto

di ENZO CIRILLO


ROMA - "Siamo convinti che il Ponte di Messina sarà senza dubbio uno dei più grandi progetti del ventunesimo secolo, sia dal punto di vista finanziario che da quello tecnico. Saremmo lieti di partecipare al vostro progetto e contribuirvi con l'avanzata tecnologia che la Mitsubishi ha acquisito durante la sua lunga esperienza".
La lettera d'intenti del colosso delle costruzioni giapponese ai vertici della Società Ponte sullo Stretto è stata portata a mano martedì mattina, da un drappello di distinti dirigenti arrivati direttamente da Tokio. Tutti sorridenti e tutti rigorosamente in abito blu come si addice alle grandi occasioni. Gli gnomi della Mitsubishi Heavy Industries, una multinazionale da decine di migliaia di miliardi di fatturato l' anno, sono pronti a finanziare ed eventualmente costruire il ponte più lungo del mondo: fino ad un concorso massimo di 8500 miliardi. Una proposta "strategica" seria, sembra di capire, in grado di azzerare qualunque approccio concorrenziale.
L'offerta dei giapponesi che tra l'altro sono in corsa, con gli inglesi della Trafalgar House, per l'acquisizione della commessa del nuovo ponte sui Dardanelli, è destinata a rimettere tutto in discussione in quanto fa uscire il progetto dalla sfera delle ipotesi per collocarlo, di prepotenza, nel campo delle offerte reali. La realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria dunque si fa sempre più business a giudicare anche dalle altre offerte che starebbero giungendo alla società presieduta dall'ex deputato Dc Nino Calarco che presto potrebbe contare su un'altra lettera di intenti: quella della Islamic Bank la cassaforte della famiglia reale saudita. I giapponesi, leader mondiali per la realizzazione di ponti (ne hanno costruiti 25, compreso il più lungo della terra, l'Akashi Strait Bridge, un manufatto di quasi quattro chilometri sopravvissuto al devastante terremoto di Kobe) non sono soli nella corsa allo Stretto.
Da un anno circa il progetto del ponte, quello licenziato dal consiglio superiore dei lavori pubblici alla fine del 1997, circola tra le maggiori imprese di costruzione del mondo. Da qualche giorno a quel piano di massima si è affiancato anche il rapporto di Mediocredito centrale che ha stabilito "l'alta finanziabilità" dell'opera da parte dei privati che ora si fanno avanti sempre meno timidamente.
E alla società Ponte sullo Stretto, dopo mesi di polemiche e accuse di scarsa efficienza si respira un'aria di rivincita cui fanno eco i reiterati inviti dei presidenti di Calabria e Sicilia intenzionati a costringere Prodi ad accelerare i tempi della discussione generale sul progetto, ancora ferma in Parlamento.
La società dell'Iri che una direttiva della presidenza del consiglio ha trasformato due mesi fa in un organismo di diritto pubblico, è pronta ad indire una gara d'appalto per verificare interesse e proposte alla realizzazione del ponte.
La ricognizione potrebbe riservare non poche sorprese. L' effetto Mitsubishi infatti comincia a farsi sentire: nella breccia del finanziamento internazionale infatti sarebbero pronti ad entrare oltre alla Islamic Bank, alcune banche d'affari inglesi ed il colosso delle infrastrutture Usa, la Becthel Corp.
E mentre si riaprono i giochi sul versante del mercato, per quanto riguarda le autorizzazioni politiche tutto ristagna in attesa che giovedì prossimo al Senato sia votata una mozione della maggioranza che dovrà dire se e quanto consistenti siano le possibilità di realizzazione dell'opera che nelle ultime ore ha visto crescere il fronte del sì.
A passare dalla parte di chi crede nella ottava meraviglia del mondo c'è infatti da ieri anche il Touring club d'Italia che ha definito "strategica la scelta in favore dell'infrastruttura". Un pronunciamento che non è piaciuto ai Verdi che hanno accusato il Tci di "ripensamento inopportuno e dannoso" alla causa ambientalis ta che da sempre annoverava tra i suoi più strenui sostenitori proprio la più vecchia organizzazione turistica.

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