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Una mozione di maggioranza
dirà sì al Ponte sullo Stretto
Giovedì il documento al Senato, no da Verdi e Prc, sì dal Polo. Poi una direttiva

di ENZO CIRILLO


ROMA - Governo e maggioranza puntano ad una intesa per portare fuori dalle secche dei rinvii e dei veti incrociati il progetto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Palazzo Chigi ha già predisposto un piano per sbloccare la situazione. Nulla di ufficiale ma sui tempi e le modalità di intervento stanno studiando i tecnici che riprenderanno il lavoro dal progetto di ponte approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel settembre del 1997.
Una mozione che giovedì prossimo sarà votata dalla maggioranza al Senato (con l'astensione o il voto contrario di Verdi e Prc ma con l'appoggio del Polo) ed una successiva direttiva che Palazzo Chigi emanerebbe entro il mese di giugno sono le due iniziative intorno alle quali potrebbe sbloccarsi la situazione.
Lo stesso presidente del consiglio Romano Prodi avrebbe chiesto ai più stretti collaboratori una "svolta tecnico-politica" in grado di chiudere definitivamente o meno il discorso della realizzazione di un collegamento stabile da 8500 miliardi cui guardano con simpatia i sindacati confederali e le regioni interessate. Ma a questi consensi il segretario di Rifondazione replica a brutto muso: "L'opera è inutile e dannosa all'economia meridionale".
Di cosa si tratta? "Non ci sono alternative - avverte il sottosegretario ai trasporti Giuseppe Soriero - la scelta diventa strategica rispetto alle migliaia di miliardi di investimenti che nell' area dello Stretto stiamo facendo da tempo, attraverso il potenziamento di porti aeroporti e sistema stradale. La crescita di Gioia Tauro va sostenuta e altri rinvii rischiano solo di far fallire la nostra politica di rilancio per Sicilia e Calabria. Il ponte, in questo contesto - spiega Soriero - diventa una priorità alla quale daremo una risposta forte e trasparente".
A fare da eco alle dichiarazione del sottosegretario c'è il responsabile del'ambiente Edo Ronchi che ieri ha preso posizione contro il progetto che la Mitsubishi Heavy Industries si è dichiarata "disponibile a finanziare e realizzare".
Il ministro nega che quello dei giapponesi possa essere un interesse reale se prima "non si garantisce la remuneratività degli investimenti" ma è fuori dubbio che lo studio di fattibilità economico e finanziario predisposto da Mediocredito centrale avrebbe riaperto giochi che sembravano definitivamente chiusi.
"Non si può negare - dice Soriero - che Gioia Tauro stia diventando l'elemento trainante di nuovi equilibri e nuove strategie trasportistiche in quell'area che noi ci sforziamo di avvicinare all'Europa. Potenziamento delle reti in Sicilia e Calabria e Ponte sullo Stretto non è detto che siano incompatibili. Anzi. Penso che ora possiamo ripensare a quest'opera con meno ansia e meno angustie".
Ma come pensano i Trasporti di risolvere i contrasti e ricomporre le divisioni? "Siamo impegnati ad assumere in tempi brevi - aggiunge il sottosegretario - una decisione in merito alla costruzione del ponte. Tale impegno, dopo un pronunciamento del Cipe, dovrà prevedere l'emanazione di un decreto interministeriale di approvazione del progetto di massima. Successivamente il governo - aggiunge - si impegnerebbe previa modifica della legge 1158 a predisporre con la legge finanziaria del 1999 le relative coperture finanziarie dell'opera".

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