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Giorgio Valla
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Il De expetendis rebus
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Il De expetendis et fugiendis rebus

26 marzo 2008


Valla si dedicò non solo alla raccolta ma anche allo studio delle opere di capitale importanza della scienza antica, alcune delle quali le possedette in codici manoscritti antichissimi, come il celebre e oggi perduto Codice A di Archimede. Le sue conoscenze delle arti matematiche confluiscono in un tentativo di elaborare una nuova enciclopedia del sapere di impianto umanistico - come è particolarmente evidente nel De expetendis et fugiendis rebus - ma al contempo ricca anche di aspetti della scienza medievale. Un'enciclopedia creata con l'evidente proposito di ricostruire un quadro universale del sapere così come fece il Poliziano nel suo Panepistemon. E come il Poliziano usò, nel tardo Quattrocento, i metodi critici della filologia nello studio dei testi antichi, anche Valla mise lo stesso impegno nello studio e nell'edizione dei testi scientifici e filosofici.

Il De expetendis et fugiendis rebus è una vasta enciclopedia che tratta questioni di aritmetica, geometria, meccanica, musica, astrologia, medicina, filosofia naturale, economia, grammatica, dialettica, retorica, poetica e filosofia morale, ma con una struttura che richiama gli studia humanitatis il che la rende differente dalle enciclopedie medievali. L'enciclopedismo di Valla è di tipo essenzialmente umanistico, sia per la materia, sia per le fonti usate sia per il metodo usato che è di carattere prevalentemente filologico.

Nel De expetendis et fugiendis rebus Valla traduce e parafrasa autori classici escludendo sistematicamente testi medievali di autori latini o arabi; in nessun luogo però spiega le motivazioni che lo hanno portato a scegliere l'uno o l'altro autore, l'una o l'altra opera anche se nel libro XXXI della sua enciclopedia dà sommariamente una spiegazione delle materie che ha scelto di inserire in quella che è senza dubbio la sua più grande opera.

Nel primo dei libri che il Valla dedica alla grammatica scrive che tutte le conoscenze umane si dividono in due categorie: o le cose che ``sono in noi'' o quelle che sono ``al di fuori di noi''. Valla divide ulteriormente le ``cose al di fuori dell'uomo'' in due, ovvero in quelle che sono ``in materia'' e quelle ``extra materiam''. Da questa divisione ne discende una conseguente divisione delle scienze che le studiano; vi sono perciò quelle scienze che le studiano entrambe, come le ``matematiche tutte'' (ossia l'aritmetica, la musica, la geometria, e l'astronomia), o le altre, come la teologia e la metafisica, il cui oggetto sono le ``res extra materiam omnino'', e infine, la ``physiologia'' o ``physica'' e la medicina che conoscono soltanto le cose ``in materia''. Di queste scienze, o arti, il Valla ha parlato nei libri precedenti. Ricordiamo che nel Quattrocento le ``Arti'' per eccellenza sono le discipline pertinenti al linguaggio. L'arte è, infatti, la conoscenza di qualsiasi cosa che sia ottenuta per mezzo dell'uso necessario per la vita, oppure è una raccolta di precetti posti in opera e sempre rivolti ad un fine utile. E tali caratteri sono effettivamente comuni sia alle ``arti meccaniche''.

Il De expetendis rebus è la più grande opera uscita dalla stamperia aldina, composta da 49 libri, il primo dei quali libri definisce la filosofia e stabilisce il posto della matematica nella filosofia. I libri 2-19 trattano le scienze matematiche: aritmetica, geometria, musica e astronomia. La fisica si trova nei libri 20-23. La medicina nei libri 24-30. I libri 31-41 trattano la grammatica, la dialettica, la poesia, la retorica, la filosofia morale. Nei libri 42-45 sono trattate l'economia e la politica, nei libri 46-48 la fisiologia e la psicologia. Nel libro 49 vi è la conclusione. I libri 31-48 sono perciò dedicati agli studia humanitatis dell'uomo sia nella sfera attiva che contemplativa.

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Frontespizio dell'edizione a stampa del 1501 del De expetendis et fugiendis rebus

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