Il Rinascimento europeo fu caratterizzato da una nuova prospettiva intellettuale e dal ritrovato stimolo per l'attività matematica che non aveva, fino a quel momento, avuto precedenti. All'interno di questa nuova spinta alla ricerca e allo studio di testi antichi manoscritti ebbe origine un nuovo gruppo di studiosi i quali si occupavano di raccogliere, organizzare e studiare con occhio critico la cultura greca e romana; tra i tanti nomi si distinse per il particolare impegno l'umanista Giorgio Valla. Giorgio Valla rappresenta la figura dell'umanista del maturo e tardo Quattrocento. In vita godette di grande fama e stima tra i suoi contemporanei; nato nel 1447 vicino a Piacenza trascorse l'intera esistenza, ad eccezione di qualche breve viaggio, nel nord della penisola italiana svolgendo la sua attività di insegnante in alcuni dei centri più importanti e vitali del settentrione - ovvero nella zona in cui vi fu un maggiore interesse all'orientamento della cultura in senso sia tecnico che scientifico - fu infatti maestro a Pavia, Milano, Genova e in ultimo a Venezia dove morì nel 1500. Il Valla fu un ottimo conoscitore delle tradizioni fondamentali del pensiero filosofico classico ma non ignorò neppure taluni testi medievali. All'umanista piacentino va dato il merito di essere stato il primo a tradurre in latino la Poetica di Aristotele (pubblicata a stampa nel 1498) ponendo così le basi per la riscoperta e la fortuna di tale testo, che insieme alla Retorica furono per le biblioteche umanistiche pietre miliari. È da queste due opere che si ebbero i fondamenti più importanti del classicismo cinquecentesco, vale a dire il principio d'imitazione, la codificazione dei generi letterari, la riscoperta del rapporto tra poetica e retorica, la rinnovata dignità della tragedia e la distinzione tra storiografia e poesia. Il Valla fu non solo grande studioso di Aristotele e dei fondamentali testi della tradizione peripatetica, ma fu anche acuto commentatore di Cicerone del quale illustrò l'Orator, diventando così figura tramite tra le nuove tendenze della dialettica e della retorica cinquecentesche e la concezione delle ``arti del discorso'' tipica dell'umanesimo quattrocentesco. Questo importante ruolo di tramite assunto dal Piacentino è provato dalla straordinaria fortuna che ebbe nel XVI secolo un suo breve scritto scolastico, il De expedita ratione argumentandi, il quale fu ristampato numerose volte anche dopo la morte dell'autore . Giorgio Valla fu uno studioso completo: rappresenta il tipico esempio di umanista impegnato attivamente nelle scienze; fu in possesso di numerosi codici scientifici--alcuni dei quali all'epoca semi sconosciuti--e fu il primo che tradusse dal greco al latino molti di quei testi scientifici. Non solo studioso, Valla ricoprì anche un importante ruolo di educatore, fu per molti anni professore alla Scuola di San Marco a Venezia dove tra i suoi allievi si annoverano Gasparo Contarini, Lorenzo Loredan, Ludovico Mocenigo e Vittore Pisani tutti di origine nobile e ancora Giovanni Antonio Flaminio, Giovanni Pietro Valeriano, Pontico Virunio e Bartolomeo Zamberti. La sua cultura ad ampio spettro, gli studi da lui condotti e la sua vita sociale resero probabilmente Valla la persona più adatta a comporre una enciclopedia che toccasse tutto lo scibile umano. Studiò greco a Milano prima con Costantino Lascaris, successivamente con Matteo Camerota e con Andronico Callisto. Trasferitosi a Pavia con Giovanni Marliani studiò scienze naturali, matematica e medicina. Anche durante gli anni dell'insegnamento Valla toccò con le sue lezioni campi disparati del sapere: a Pavia tra il 1466 e il 1467 ebbe la cattedra di retorica e insegnò greco e latino; continuò a insegnare in questa città fino al 1476 cambiando le materie d'insegnamento di anno in anno, passando dalle materie letterarie a quelle scientifiche e così fece anche quando si trasferì per insegnare a Genova, Milano ed infine a Venezia. Nella Serenissima Valla tenne lezioni su Vitruvio, sugli Elementi di Euclide, su Plauto, sull'oratoria di Cicerone, sulla Historia naturalis di Plinio, sulla Poetica di Aristotele e sulle Disputatio tusculanae di Cicerone, dimostrando il suo interesse sempre crescente verso la scienza. Anche l'opera editoriale e di traduzione compiuta dal Valla rispecchia la preparazione multidisciplinare del Piacentino. Oltre alla grande enciclopedia, il De expetendis et fugiendis rebus, Valla pubblicò opere di medicina di Galeno (1481), commenti su i Topica, il De fato e il Timaeus (1485), tradusse i Problemata di Alessandro di Afrodisia (1488), i Problemata di Averroè (1488), i Magna moralia di Aristotele (1496), i De introductio harmonicae e il De sectio canonis di Euclide (entrambi sotto il nome di Cleonide, 1497). Numerosi furono anche i trattati tradotti e/o commentati da Valla pubblicati in un volume unico edito nel 1498, nel quale sono raccolte opere di Niceforo Blemmida, di Euclide, di Ipsicle, di Proclo Diadoco, di Aristarco, di Cleomede, di Aristotele, di Psello, di Alessandro di Afrodisia, di Galeno e altri autori ancora.
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